Le nuove architetture del consumo si trasformano, non solo nei grandi centri urbanizzati ma anche nelle piccole città. Si assiste con esse ad un mutamento del territorio: capace di modificare l’assetto preordinato dei luoghi, indipendentemente  dalla  distanza rispetto alle nuove strutture. Vengono così riformati e conformati i confini del Globo.
L’avanzamento della globalizzazione porta con se la necessità di collegare più centri periferici ad un unico sistema di ramificazione stradale. Le tratte si fanno più lunghe e percorribili in meno tempo. Le aree verdi si spezzano con la colata di cemento e asfalto, annullando così la definizione dell’orizzonte. Dove l’occhio si spingeva oltre alla ricerca dell’immaginazione, si assiste invece alla riproduzione in serie di nuclei urbanizzati con lo scopo del consumo. L’isolamento delle strade porta con se l’indisposizione verso la monotonia del percorso. Per abbattere il problema, il panorama stradale viene amplificato di strutture come grandi magazzini, outlet, iper centri commerciali, zone di ristorazione spesso inglobate nella stazione di rifornimento. Il compito di queste strutture e di ricevere ristabilendo una tranquilla accoglienza nel bel mezzo dello spaesamento, molto simile l’effetto di un miraggio. Le aree verdi che circondano la soglia della strada diventano superfici nelle quali testare l’ammodernarsi delle strutture architettoniche. I luoghi del consumo si differenziano formalmente a seconda della loro vicinanza con i centri abitati: maggiore è la presenza di parcheggi negli spazi in prossimità della grandi autostrade e maggiore sarà la presenza di verde la dove sono presenti centri abitati. Nell’organizzazione di questi spazi l’uomo contribuisce a renderli accessibili. Si mettono in moto così una serie di meccanismi sia formali/estetici che strutturali/concettuali in grado di rendere gradevoli e accoglienti gli spazi.

Non scenderò nel merito di un’analisi globale di questi dati, ma osserverò la questione soffermandomi sul dato formale e su ciò che si organizza attorno alla costruzione che ospiterà l’esercizio. Nella fase progettuale gli addetti alla progettazione disporranno di mezzi tecnici informatici per l’elaborazione e la pre visualizzazione  sotto forma di  elaborato tridimensionale che rimane ancora spoglio di quelle che sono le qualità estetiche dell’artificio. Con l’ausilio di programmi dedicati al Render si da vita attraverso l’innesto di materiali e texture a quello che sarà poi il costrutto definitivo del progetto. Queste operazioni danno la possibilità di ambientare visivamente e in maniera computerizzata il progetto urbanistico. In questa fase avviene un cambiamento importante che influenza e costituisce il nuovo immaginario/immaginazionedell’uomo. Annullando i confini/orizzonti del Mondo l’uomo perde la qualità di immaginare e al suo posto interviene il costrutto  dell’apparecchio informatico. Il risultato dell’operazione condotta in questi termini è un luogo fortemente artificiale, che nella sua organicità di insieme si confronta unicamente con il modello renderizzato. La disposizione del verde, che circonda sempre l’architettura, appare schematizzato e senza vita. Il tutto nasce dalla necessità di trapiantare da un luogo all’altro il verde sacrificato servito per aprirsi ai confini terrestri. Oltre all’annullamento dell’immaginazione si perde la naturalezza caotica della vegetazione al cui interno sono assimilati gli schemi di sviluppo.

È possibile forse ritrovare in questi spazi composti, secondo schemi già ampiamente accettati, il linguaggio della società contemporanea. Si esprime attraverso delle forme prestabilite,  tracce di verità perfettamente organizzate, dal forte contenuto commerciale.  Gli spazi in questione sono tangibili, proiezioni di un immaginario che tenta di amministrare l’assenza, il vuoto.  Adattamento alle forma plastica, simulacro della contraffazione naturale, laddove la simulazione non può che rinviarci ad una assenza. La presenza di un non esserci dissolta nelle forme materiali. Luoghi di ascolto e di estraniamento. Un cambiamento irreversibile, il mondo assume il volto di una logica irresponsabile, abbaglio di un grande equivoco e la possiblità del pretesto.

Le aree commerciali sono i luoghi della destrutturazione NEI rapporti sociali, non nel segno di un linguaggio acquisito attraverso retaggi culturali, ma bensì in una nuova sfera di rapporti di immedesimazione contraffatti e simulati. 
Comportamenti, idee, sensazioni cedono il posto all’intensificarsi di un immagine affinché quest'ultima si determini come realtà alterata, iper-reale.
*Confini Trapiantati 
 è un progetto di 
 documentazione 
 urbanistica. 
Analisi di zone verdi 
 nelle principali aree commerciali 
 su territorio umbro.